Ebola, sistema sangue italiano sicuro – AVIS Viareggio

Ebola, sistema sangue italiano sicuro

EbolaDa settimane i mezzi di comunicazione diffondono notizie, non sempre conformi al vero, sul virus Ebola. Abbiamo cercato di porre chiarezza sul tema e sulle conseguenze in tema donazione di sangue intervistando il prof. Florio Ghinelli, infettivologo, ex consigliere di AVIS NAZIONALE e responsabile sanitario dell’Avis Emilia Romagna.

Professore, ci aiuti a capire bene che cosa è Ebola.

Il virus Ebola appartiene a una famiglia di virus molto aggressivi e con una mortalità che oscilla tra il 50 e il 60%. In questa famiglia c’è anche il virus di Marburg. A volte compaiono insieme, come accadde nello Zaire nel 1976, quando l’epidemia colpì anche Sudan, Liberia e altre nazioni dell’Africa occidentale.
Per fortuna sembra che questo virus non si possa trasmettere con l’aria, ma solo con un contatto diretto con l’ammalato, i suoi liquidi e le sue ferite. E’il contrario di quello accadde con la SARS, che si trasmetteva per via aerea.

Come ha reagito il nostro sistema sangue?

Si è allertato subito, con una nota del direttore del Centro Nazionale Sangue per confermare quello che già era in atto. Tutti coloro che provengono per lavoro o per turismo dai Paesi dichiarati dall’OMS a rischio EBOLA sono infatti già fermati, visto che in quei Paesi è endemica la malaria. La sospensione in questi casi arriva a 6 mesi. Per il solo Ebola il periodo di sospensione indicato è di 60 giorni, per cui capite che il nostro intervallo di sicurezza è ancora maggiore. Il sangue che noi trasfondiamo ai pazienti non ha dunque il benché minimo rischio di Ebola.
Anche tutti gli altri Paesi europei fermano per almeno 60 giorni i donatori proveniente dai Paesi interessati da Ebola dell’Africa occidentale.
Anche se non riguarda direttamente la donazione di sangue, abbiamo visto – in tema di sicurezza che cosa è accaduto con i soldati americani tornati alla base di Vicenza e messi in quarantena per 21 giorni. Tre settimane è infatti il periodo massimo di incubazione del virus.

Le cronache riportano di alcuni pazienti americani affetti da Ebola guariti grazie alle trasfusioni di plasma ricevute da altri soggetti che avevano contratto il virus e che ne erano usciti indenni.

E’tutto vero. Chi è stato infettato e ha avuto la fortuna di guarire ha prodotto anticorpi contro il virus. Al momento contro Ebola non c’è una terapia scientifica. Sono in studio vaccini e farmaci, ma siamo ben lontani dalla scoperta di una cura.
Ecco perché in questo momento la cosa più utile è trasfondere anticorpi contro il virus per bloccarlo e impedirgli di causare danni agli altri organi.

Le Avis dell’Emilia Romagna conoscono bene alcuni virus che sono arrivati in Italia negli ultimi anni. Come vi siete mossi in questa situazione?

Nel 2007 l’Emilia Romagna è stata interessata dal virus della Chikungunya e dal 2008 dal West Nile (WNV o Virus del Nilo Occidentale), un virus molto meno aggressivo di Ebola trasmesso dalla zanzara Culex. Nell’80% il virus del Nilo Occidentale è asintomatico, nel 15% provoca una lieve influenza, mentre una piccola percentuale di adulti con patologie croniche può contrarre la meningoencefalite, con un mortalità del 30-40%.
Con il professor Sambri dell’Università di Bologna abbiamo voluto verificare il legame tra i nostri donatori e il virus del Nilo.
Abbiamo avuto circa 80 donatori positivi agli anticorpi del WNV. Da allora abbiamo cominciato a prelevare il loro plasma e a stoccarlo. Lo abbiamo utilizzato per una ragazza trapiantata a Bologna che aveva ricevuto il fegato da una donna affetta da WNV. E poi ancora lo abbiamo impiegato in Friuli, Veneto e in altre regioni.
E’chiaro che dovremmo arrivare a una quantità sufficiente di plasma per produrre le immunoglobuline, cosa che non siamo ancora riusciti a fare perché man mano che lo stocchiamo è usato per i pazienti.
L’inconveniente deriva dal fatto che in due giorni sono necessari circa due litri di plasma compatibilI con il gruppo sanguigno del malato.
Per la nostra attività di ricerca abbiamo vinto anche una borsa di studio da una fondazione locale.
Quest’anno abbiamo già esaminato altri 2.000 donatori e ora con gli infettivologi stiamo definendo le linee guida per l’utilizzo del plasma ricco di immunoglobuline anti West Nile.

Dal sito dell’AVIS Nazionale

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